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Isola d'Elba
             Isola d'Elba


Napoleone Bonaparte -- Terme -- Acquario dell'Elba -- Parco Minerario -- Escursioni Marittime

L'isola d'Elba è un'isola del Mar Tirreno, posta a circa 20 chilometri dalla costa. È la più grande delle isole dell'Arcipelago toscano, e la terza più grande d'Italia (223 km²). L'Elba, assieme alle altre isole dell'arcipelago (Pianosa, Capraia, Montecristo, Giglio e Giannutri) fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola è divisa in otto comuni, tutti afferenti alla provincia di Livorno: quello principale è Portoferraio, gli altri Campo nell'Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Rio Marina e Rio nell'Elba, per un totale di circa 30mila abitanti, che aumentano notevolmente durante l'estate.

NAPOLEONE BONAPARTE L'isola d'Elba è nota, in Italia e nel mondo, per le sue bellezze e per i minerali che si trovano nel suo sottosuolo. Ma la notorietà dell'isola è legata anche ad un nome: Napoleone Bonaparte. L'Elba ha rappresentato per Napoleone un esilio breve, dorato sotto molti aspetti... Vi ha soggiornato, per altro regnandovi, per meno di un anno, tra il 1814 ed il 1815, fuggendone poi, ed andando così incontro alla sua Waterloo e all'assai peggiore esilio a Sant'Elena, in mezzo all'Atlantico. All'Elba Napoleone arrivò agli inizi di maggio del 1814. Prima per lui c'erano state... la disastrosa Campagna di Russia, la sconfitta a Lipsia... L'eredità Napoleonica, all'Elba, è invece rappresenta soprattutto da due Musei, nei due edifici che furono le sue residenze: Villa dei Mulini (quella cittadina, nel centro storico di Portoferraio) e Villa San Martino (la più grande, immersa nel verde, ad alcuni chilometri dal capoluogo isolano in direzione Procchio - Marina di Campo). Nel lascito Napoleonico all'isola vi sono anche dipinti e libri.
ll 31 marzo 1814 le forze coalizzate di Inghilterra, Prussia, Russia e Austria entrano a Parigi. Napoleone è costretto a sottoscrivere l’atto di abdicazione. Il trattato di Fontainbleau dell’11 aprile gli assegna l’Elba come principato e una pensione annua di due milioni di franchi. Nel 1814 è governatore dell’isola d'Elba il generale Dalesme e la sua guarnigione è composta da meno di 500 effettivi- La miniera di Rio è ferma da mesi per l’impossibilità di trasportare il minerale fuori dal paese, il ritorno dei pochi reduci elbani dalle guerre napoleoniche e lo sbandamento tra i militari delle guarnigioni causato dal clima di incertezza creatosi dopo la sconfitta e l’abdicazione di Napoleone, fomentano sentimenti di ostilità contro i francesi.
Napoleone, arrivato in rada il 3 maggio sulla fregata "Undaunted" agli ordini del comandante Usher, non è sicuro dell’accoglienza che lo attende. Si fa precedere da un proclama alla popolazione e l’invio della bandiera da lui stesso progettata, bianca con banda rossa, ispirata alla bandiera mercantile granducale, a cui furono aggiunte tre api dorate. Anche la coccarda francese verrà sostituita con un'altra con i nuovi colori. Gli elbani lo accolgono con entusiasmo, lo sbarco avviene sul molo di fronte alla Porta a mare, gli vengono consegnate le chiavi della città dal Maire Traditi che, assieme alle autorità, lo accompagna alla Pieve dove fu celebrato il Te Deum dal Vicario generale dell’isola, monsignor Arrighi. Dopo aver alloggiato per qualche giorno negli scomodi locali della Biscotteria, sede dell’amministrazione, Napoleone decise, per il suo alloggio, di ristrutturare alcuni edifici amministrativi e di vario uso, situati tra il forte Stella e il forte Falcone, l'attuale complesso della Villa dei Mulini.L’Imperatore si comporta come se dovesse restare all’Elba ma, avvisato che il Congresso, adunato a Vienna dal 1° di novembre, si propone di confinarlo altrove, sta meditando la fuga confidando, una volta sbarcato in Francia, nell’aiuto dell’esercito che in gran parte gli è rimasto fedele. Con grande cautela a causa delle spie che lo sorvegliano, Napoleone comincia a preparare la fuga. Il 16 febbraio 1815 scrive al generale Drouot, "Date ordine che il brigantino entri in darsena e sia voltato sulla chiglia, lucidato, le sue vie d’acqua ben tappate, che si rifaccia il carenaggio e tutto ciò che è necessario perché possa tenere il mare. Sarà dipinto come un brigantino inglese. Si farà di tutto ciò un preventivo che mi presenterete domani. Si riarmerà il brigantino, si fornirà di biscotti, riso, legumi, formaggio, metà dell’approvvigionamento in acquavite e l’altra metà in vino, e acqua per 120 uomini per tre settimane. Quanto alla carne salata, se ne imbarcherà per 15 giorni. Avrete cura che vi sia legna e infine non manchi assolutamente niente. Desidero che dal 24 al 25 di questo mese sia in rada e pronto come ho detto".
Napoleone lascia quindi, segretamente, l’Elba il 26 febbraio 1815 dopo un ballo di Carnevale dato al Teatro dei Vigilanti che si era fatto ricavare dalla sconsacrata chiesa del Carmine e che è tutt'ora il teatro elbano. Allentatasi la vigilanza degli inglesi per l’assenza del colonnello Campbell, partito per Livorno, il brigantino Incostant, al comando del capitano Chautard prende il largo con a bordo l’Imperatore. E' armato con 18 cannoni. Normalmente avrebbe 64 uomini d’equipaggio ma, date le circostanze, ne ha molti meno. La piccola flotta comprende anche le due golette e una bombarda francese. 400 granatieri saranno imbarcati sull’"Incostant", 200 sull’"Etoile", i cavalieri sul "Saint-Esprit", 40 artiglieri, 300 cacciatori corsi seguiranno su altre imbarcazioni. Una delle golette fa la vedetta. La destinazione, per precauzione, è ancora segreta. I vascelli si dirigono ad ovest separatamente per non aver l’aria d’essere un convoglio. Infatti Campbell, uscito il giorno seguente dal porto di Livorno con la sua fregata, diretto all’Elba, non avrà alcun sospetto.

LE TERME
Le terme di S. Giovanni, davanti al golfo di Portoferraio, sorgono su un bacino palustre di 5 ettari, da cui si estrae un limo ad alto potenziale terapeutico che fa di questo moderno impianto termale l’unico e grande Centro Talassoterapeutico del Mediterraneo occidentale.
Romani, che dopo i Liguri e gli Etruschi dominarono l’Elba per secoli, furono tra i primi ad intuire gli effetti benefici e salutari delle cure termali. Nell’antichità, il segno della romanizzazione era costituito proprio dalla presenza dei bagni pubblici, dove donne e uomini, in fasce orarie diverse, potevano usufruire di bagno e sauna. Portoferraio, la romana Fabricia, divenne grande soprattutto in Età Augustea, quando i potenti di Roma la prescelsero costruendovi le ville dove la famiglia imperiale e la corte venivano a riposare e dove spesso erano confinati i personaggi sgraditi all’Imperatore.
Resti di ville di notevoli dimensioni sono ancor oggi visibili sul promontorio delle Grotte e alla Linguella, nella punta estrema del porto mediceo dove regna la torre ottagonale del Martello, l’antico bagno penale.
Al Centro, a circa mille metri dal golfo, davanti ad una distesa azzurra regno di aironi e gabbiani, sorgono, su di un bacino termale di 5 ettari, circondate da un meraviglioso parco di eucalipti, le Terme di S. Giovanni, Centro talassoterapico tra i più importanti del Mediterraneo occidentale.
Il prezioso fango marino di S. Giovanni - dove si praticano bagni di acqua di mare (talassoterapia), talvolta associati ai bagni di fango (fangoterapia) - è classificato ad alto potenziale scientifico, tanto da risultare, con quelli di Cervia e di Margherita di Savoia, tra i primi tre del Paese.
Il parco delle terme gode di un fascino particolare. Consente di abbinare al trattamento terapeutico ore di piacevole e confortevole relax. Un angolo di natura incontaminato che suoni, colori, profumi e l’aria stessa rendono un vero e proprio toccasana per chi desidera ritemprare mente, spirito e corpo. Anche nelle ore più calde, a pelo d’acqua, con un po’ di pazienza può capitare di ammirare ad occhio nudo le planate di garzette e cormorani ed i saltelli piumati degli aironi cinerini che spesso si calano costeggiando la laguna ricchissima di plancton, in cerca di cibo.

ACQUARIO DELL’ELBA
L'Acquario dell'Elba è nato recentemente negli spazi ricavati dai locali della discoteca Marina 2000 di Marina di Campo. Oggi è sicuramente, sia per dimensioni che, soprattutto, per la varietà di specie ospitate, fra i più completi acquari mediterranei esistenti.
Su di una superficie interamente coperta di circa 1.000 metri quadrati, attualmente sono in funzione 60 vasche per oltre 150.000 litri d'acqua, che ne fanno, per dimensioni, la seconda struttura in Italia dopo l'Acquario di Genova.
Attualmente sono ospitate circa 150 differenti specie di organismi marini mediterranei, alcune delle quali particolarmente rare o difficili da osservare in cattività.
Fiore all'occhiello dell'Acquario è la presenza fra i suoi ospiti di alcune Lampughe, grossi pesci pelagici che, a quanto ci risulta, non sono osservabili in nessun altro acquario.
Particolarmente numerosi sono i Crostacei, presenti con una trentina di differenti specie, ed oltremodo curiosi sono alcuni Molluschi, come la Polpessa o il Tritone.


PARCO MINERARIO
Il Parco Minerario dell’Isola d’Elba è un opera di recupero e di valorizzazione ambientale delle aree degradate dall’estrazione del ferro. L’idea motrice è costituita dall’esigenza di restituire all’ambiente e all’uso dell’uomo una vasta area che è stata profondamente trasformata, affidando ad essa nuovi contenuti in virtù dell’ampia valenza culturale e didattica offerta dalle coltivazioni minerarie abbandonate. Con il Parco si fruisce di un modello a grandezza reale di tutto quanto la teorica trattazione dei testi specialistici non sempre riesce ad illustrare chiaramente. Il progetto coinvolge i Comuni minerari di Capoliveri, Rio Marina e Rio nell’Elba valorizzandone le diverse caratteristiche culturali, attraverso i musei mineralogici, dell’archeologia e dell’arte mineraria e la possibilità di visitare, accompagnati dalle guide del Parco Minerario, le miniere a cielo aperto di Rio Marina e Rio Albano, di scoprire la suggestione sotterranea della galleria del Ginevro a Capoliveri. I nostri ospiti inoltre potranno usufruire di attività didattiche come la ricerca e lo studio dei minerali nel nuovissimo laboratorio di Educazione Ambientale, dell’anfiteatro all’aperto con la capienza di 700 posti ed un’ incantevole vista sul mare e dell’archivio storico delle miniere elbane custodito nel Palazzo del Burò.
Il museo si estende per oltre 600 mq all’interno del Palazzo del Burò, posto nel centro storico di Rio Marina. Qui è raccolta una delle più importanti collezioni di minerali dell’Isola d’Elba con numerosi campioni di eccezionale bellezza.
Oltre ai minerali, all’interno del museo si possono osservare diversi ambienti di miniera, fedelmente ricostruiti da esperti di archeologia industriale, utilizzando materiale originale rinvenuto nei vecchi cantieri (l’officina del fabbro ferraio, il riparo del minatore ed un piccolo tratto di galleria a dimensioni reali). Infine i vecchi macchinari e le foto storiche fanno da corollario ad un ambiente unico e suggestivo.
Il Museo Alfeo Ricci, in via Palestro a Capoliveri, ospita minerali provenienti dalle varie parti dell'Elba, in particolare dalla zona orientale dove si trovano le miniere di ferro. Conserva numerosi esemplari di eccezionale bellezza, rarità e valore scientifico e rappresenta una completa campionatura dei minerali dell'isola. Personaggio eclettico, Alfeo Ricci si dedicò tra gli anni 30 e gli anni 60 a raccogliere e catalogare minerali provenienti dalle varie parti dell’Elba, in particolare dal settore minerario orientale; oggi la sua collezione rappresenta una vivace testimonianza del collezionismo scientifico e dello studio appassionato di un patrimonio mineralogico di notevole rarità.
Sono da considerarsi la naturale prosecuzione della visita ai musei, accompagnati da esperte guide ambientali in escursioni di diversa durata a piedi o a bordo del caratteristico trenino si attraversano i principali cantieri delle miniere di Rio Marina, Rio Albano e Capoliveri alcuni dei quali sono stati sfruttati fin dal periodo etrusco e romano in una indimenticabile passeggiata tra colori magici, paesaggi lunari, resti di strade ferrate e vecchi impianti di lavorazione.
Gli itinerari all’interno delle antiche miniere consentono di cogliere i molteplici aspetti legati al mondo del ferro elbano e la stretta connessione tra minerali ed uomo.
Lungo il percorso le nostre esperte guide illustreranno le diverse specie mineralogiche, le tecniche estrattive utilizzate nei vari periodi e saranno a disposizione per ogni chiarimento.


ESCURSIONI MARITTIME

MOTONAVE NAUTILUS
Escursioni a bordo del "Nautilus, l'innovativa unita' di trasporto passeggeri, la piu' grande del Mediterraneo nel suo genere (mt 24x8) con capienza di circa 200/240 persone, che Vi consentira' di ammirare il panorama costiero dell'Isola d'Elba e di scoprire la flora e la fauna marina dei suoi fondali incontaminati, attraverso gli 80 mq di cristalli installati nella parte immersa dell'imbarcazione.

Partenze da Marciana Marina e Portoferraio:
Partendo da Marciana Marina, si visitera' la costa fino a Pomonte, dove sara' possibile ammirare il relitto di una nave mercantile affondata nel 1972, il tutto documentato tramite un servizio guida in lingua italiana.
Partendo da Portoferraio si giungera' fino al Golfo del Viticcio, costeggiando il promontorio dell'Enfola, permettendo la visione sottomarina della bellissima riserva marina delle "Secche di Capo Bianco". Il Nautilis e' dotato di servizio bar nonche' dei piu' moderni strumenti di navigazione per rendere l'escursione rilassante e sicura, dispone di un ponte belvedere, del ponte coperta e della sala visione immersa.
Il "Nautilus" e' dotato di tutti i comfort, aria condizionata, impianto stereo ed il servizio bar, nonche' i piu' moderni strumenti di navigazione per rendere la Vostra escursione rilassante e sicura.

MOTONAVE BELUO
Escursioni all’Isola di Pianosa, Capraia, Giglio e Montecrsito.

PIANOSA
Pianosa è la quinta, per estensione, delle sette isole dell'Arcipelago Toscano. E' situata a 13 km a Sud-Ovest (SW) dell'isola d'Elba. Ha una superficie di 10,3 Km quadrati ed un perimetro costiero di circa 18 km.
Oggi é pressoché disabitata. Solo poche anime vivono sull'isola stabilmente. (Alcuni carabinieri, la famiglia di una guardia dell'ex carcere e due o tre reclusi in regime di semilibertà).
Deve il suo nome ("Planasia" per gli antichi) al fatto di essere quasi tutta piana con leggere ondulazioni, la sua maggiore elevazione dal mare infatti è di soli 29 metri e quella media è di 15-20 m.
E' interamente compresa nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Attorno all'isola, nel raggio di 1 miglio sono vietati navigazione e pesca. L'accesso è demandato ad un permesso rilasciato dalla Direzione del Parco.
L'isola é amministrata dal comune di Campo nell'Elba - Provincia di Livorno. Pianosa é stata in passato penitenziario e colonia penale. Nel 1858 viene istituita "la colonia penale agricola della Pianosa" e furono inviati sull'isola i condannati "al carcere, alla casa di forza, ed all'ergastolo a tempo", tutti destinati ad occuparsi dei lavori nei campi. Nel 1861, al momento della proclamazione dell'unità d'Italia, il totale dei reclusi ammontava a 149.
L'anno seguente fu terminato un edificio capace di ospitare 350 carcerati, ma nel 1872 si preferì dividere l'isola in diversi centri di produzione agricola detti poderi dislocando così i reclusi in piccole comunità.
Attorno al 1880 il carcere sull'isola ospitava ben 960 reclusi. A partire dal 1884, nella Casa Penale di Pianosa vennero trasferiti dalle carceri di tutta Italia i detenuti ammalati di t.b.c., che si unirono così ad altri già presenti sull'isola, rimanendovi fino al 1965. Il trattamento dei detenuti tubercolosi avveniva in tre strutture: Preventorio (attuale Centrale) dove venivano accolti i supposti malati per le prime visite; il Sanatorio (ex Podere del Cardon, attuale Agrippa) un ospedale ben attrezzato per la cura delle malattie polmonari; il Convalescenziario (Podere del Marchese) dove i detenuti guariti trascorrevano un periodo di convalescenza.
Fu "ospite" della diramazione del Sembolello nel 1932 anche il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, incarcerato per motivi politici. In quegli anni a Pianosa abitavano circa 60 famiglie, forse è il momento di maggior presenza di civili a Pianosa.
Negli anni '80 si comincia a prospettare, da più parti, l'ipotesi di chiusura del carcere e la restituzione di Pianosa alle competenti autorità civili In seguito all'emergenza dettata dagli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino, il governo decide la immediata riapertura del carcere di massima sicurezza sull'isola, relegandovi i detenuti per reati di tipo mafioso.
Questa nuova situazione trasforma Pianosa in una fortezza, inaccessibile a tutti, con la sezione Agrippa a sua volta separata dal resto dell'isola; Pianosa viene vigilata giorno e notte da Agenti di Custodia, Carabinieri, Polizia, vengono istituiti rigidissimi divieti di sorvolo e di navigazione nelle acque circostanti.
L'emergenza si protrae fino al luglio 1997, quando l'ultimo detenuto per mafia viene trasferito dall'isola ad altre sedi di reclusione sul continente, e per il carcere di Pianosa si ricomincia a parlare di chiusura. Una chiusura quasi definitiva avviene nell'agosto del 1998, non essendo rimaste sull'isola che poche forze dell'ordine con compiti di vigilanza e di guardia alle strutture.

Il soggiorno a Pianosa (6 ore circa) prevede la possibilità di:
TREKKING NATURALISTICO – VISITA ALL’ISOLA IN BICILETTA E/O IN CARROZZA E/O MINIBUS.
E’ inoltre possibile visitare le catacombe cristiane, l’area termale romana del nobile Marco Postumo Agrippa e l’esposizione fotografica dell’”Associazione per la difesa di Pianosa” in un percorso che va dall’età della pietra fino agli insediamenti ottocentesci della prima colonia penale agricola d’Italia.

CAPRAIA
L’Isola di Capraia ha una storia intensa ed affascinante. Abitata per la prima volta alla fine del terzo millennio a.C, essa ha visto insediarsi sul suo territorio popolazioni fenicie, greche, etrusche e romane. Fu sede di una intensa realtà religiosa quando il Cristianesimo dilagò in Roma, da parte di comunità di monaci che fuggirono dalle repressioni imperiali dopo l’editto di Milano nel 313 d.C. Méta nei secoli delle scorribande dei pirati, essa fu fortificata dall’impero romano prima, dalla Repubblica di Pisa in seguito ed in via definitiva dal Banco di San Giorgio, le cui opere di fortificazione  sono ancor oggi presenti sul territorio ( L’omonimo Forte San Giorgio e le numerose torri che si trovano sulle coste). E’ questa la parte di storia isolana più affascinante: pirati saraceni, guerre, dispute terriotoriali videro sempre Capraia, isola dalla posizione strategica, coinvolta in ruoli da prima donna.< Essa passò sotto la Corsica, la Repubblica di Genova, quella di Pisa,  la Francia e persino l’Inghilterra per quasi sette secoli in un clima avventuroso di conquiste e di guerra continua, finchè, dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna la assegnò al Regno di Sardegna.
In questo periodo fu istituita la famosa Manifattura Tabacchi, che cedette il posto, settanta anni dopo, ad una Colonia Penale istituita dal Regno d’Italia la quale fu utilizzata anche come luogo di “confino” durante il Fascismo. Durante le due Guerre Mondiali Capraia ebbe ancora un ruolo avventuroso, colmo di storie e di aneddoti, oltre a dare il suo contributo in caduti e patrioti. La Colonia penale fu abolita con un decreto ministeriale nel 1986. Dal 1989 è entrata a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.


L’Isola di Capraia è inserita all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, un’area protetta che comprende circa diciottomila ettari di terre emerse e sessantamila ettari di area marina. La scelta di istituire un parco marino e terrestre in quest’area è facile da comprendere: la limpidezza e la purezza delle acque per niente inquinate, la diversità dei fondali e delle coste di ciascuna isola e l’affiorare di terra in punti in cui la batimetria circostante è piuttosto elevata ne fanno un area biologicamente perfetta per una fauna marina stanziale e di migrazione.
Capraia inoltre possiede l’unico invaso naturale di acqua dolce di tutto l'arcipelago, ed essendo inserita in uno dei più noti “corridoi migratori faunistici” tra l’Africa e l’Europa, è un punto obbligato di sosta e di riproduzione di grandi quantità di specie volatili. Capraia possiede anche una notevole quantità di endemismi, sia vegetali che animali. Posta in pieno centro del “santuario dei cetacei”, non difficile è l’incontro con branchi di delfini e balenottere. L’Isola è, in definitiva, un piccolo paradiso naturale a poca distanza dalle nostre città, una inaspettata oasi di natura selvaggia ed affascinante che merita assolutamente di essere visitata.

Il soggiorno a Capraia (5 ore circa) prevede la possibilità di:
ESCURSIONI NATURALISTICHE – KAYAK – SNORKELING

ISOLA DEL GIGLIO
Isola del Giglio (GR) è un comune con poco più di millecinquecento abitanti, e si trova sull'omonima isola dell'arcipelago toscano (mar Tirreno), distante circa 16 km dal Monte Argentario.
I collegamenti con la terraferma sono garantiti da traghetti con imbarco a Porto Santo Stefano, gestiti dalle compagnie di navigazione Maregiglio e Toremar. Nei mesi estivi l'accesso all'isola con veicoli è condizionato al pagamento di una quota, peraltro poco più che simbolica.
Giglio Porto si trova sulla costa orientale dell'isola, costituendone l'approdo per le imbarcazioni e i traghetti provenienti dalla costa toscana.
L'abitato, originariamente costituito da case di pescatori, si sviluppa attorno al porto ed è caratterizzato dal lungomare e da vie che si aprono nella caratteristica Piazza della Dogana, considerata il salotto dell'isola. Tra i monumenti di interesse storico spiccano la Torre del Saraceno, di origini medievali, e la Chiesa della Madonna del Giglio.
Giglio Castello si trova nella parte centrale, più alta ed interna, dell'Isola del Giglio. L'abitato, di origini medievali si caratterizza per l'imponente Rocca aldobrandesca, parte integrante del complesso castellano assieme alle caratteristiche e ben conservate mura e ad alcune torri.
Nel borgo medievale si trovano anche due chiese, una dedicata a San Giorgio, l'altra a San Pietro; quest'ultima custodisce al suo interno il "tesoro" di papa Innocenzo XIII e un magnifico Crocifisso eburneo del Giambologna.
Giglio Campese è una moderna località balneare situata sulla costa occidentale dell'isola, davanti ad un'ampia spiaggia racchiusa in una baia, la cui estremità meridionale è delimitata da una serie di suggestivi faraglioni, mentre l'estremità settentrionale è chiusa dalla cinquecentesca Torre del Campese.
Presso la torre di guardia sorge un approdo turistico per piccole imbarcazioni.
L’isola fu abitata fin dall’Età del ferro. Successivamente fu probabilmente una base militare etrusca ed anche sotto la dominazione romana fu una base di una discreta importanza nel Mar Tirreno, citata, per esempio, da Giulio Cesare nel De Bello Gallico e dal poeta Claudio Rutilio Namaziano. A margine dell'abitato di Giglio Porto, leggermente al di sotto del livello del mare, si trovano i resti della villa romana dei Domizi Enobarbi: si tratta di una vasta area che comprende una vasca a mare per la pescicultura, mura perimetrali e criptoportici, resti di opus sectile, mosaico, affreschi, terrazza stellata di pertinenza, strutture lungo mare con serie di arcate e una lunga terrazza pensile; l'intera area è denominata 'I castellari di Giglio Porto'.
Nelle epoche successive fu governata da varie famiglie nobili dell’Italia centrale e dal 1264 dal governo pisano, che dovette poi cederla ai Medici. Nel medioevo passò sotto il dominio della famiglia Aldobrandeschi, successivamente al comune di Perugia. Entrò nelle proprietà di Pisa dal 1264 al 1406 e successivamente passò a Firenze. Nei pressi dei resti romani si trova una torre medievale, denominata 'Torre saracena'; ad un'estremità della spiaggia di Giglio Campese si trova la Torre del Campese, costruita in epoca bassomedievale in funzione anti-saracena, oggi restaurata ma adibita a residenza privata.
Nel 1544, il pirata Khayr al-Din, detto il Barbarossa, saccheggiò l'isola, uccise chiunque si opponeva e deportò, come schiavi oltre 700 gigliesi. In seguito a questa sanguinosa incursione, la famiglia dei Medici ripopolò l'isola con gente proveniente dalle terre senesi. Gli attacchi saraceni poi continuarono fino al 1799.
All'interno dell'abitato di Giglio Castello e in posizione preminente si trova la Rocca medicea, recentemente restaurata. All’interno della Chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello si trova un crocefisso d’avorio attribuito al Giambologna.

Il soggiorno all’Isola del Giglio (4 ore circa) prevede la possibilità di: SNORKELING

MONTECRISTO
L'Isola di Montecristo è un'isola situata nel Mar Tirreno e facente parte dell'Arcipelago Toscano. Amministrativamente è inclusa nel comune di Portoferraio e quindi della provincia di Livorno. Costituisce una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola è stata sempre disabitata e oggi vi vivono stabilmente solo due guardiani del faro e, alternandosi di settimana in settimana, alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato.
Le condizioni che ne hanno impedito il popolamento, hanno favorito il prosperare della flora e della fauna.


In particolare a Montecristo, vivono specie animali e vegetali, un tempo diffuse in tutto il Mar Mediterraneo e che oggi resistono solo qui come la vipera di Montecristo (una varietà esclusiva dell'isola), il discoglosso sardo, un anfibio presente solo nell'isola e in Sardegna. L'isola è inoltre, luogo privilegiato di sosta per migliaia di uccelli migratori. L'ambiente marino, poi è ricchissimo: vi sono praterie di posidonia, anemoni marini, gorgonie e coralli, il pesce luna ed è stata avvistata la foca monaca.
L'isola è la più solitaria e selvaggia delle isole toscane. I tentativi di popolamento risalgono agli Etruschi e sono proseguiti fino ai giorni nostri, quando dopo l'Unità d'Italia si tentò di insediarvi una colonia penale, ma sono tutti falliti a causa della lontananza dalla terraferma, dell'isolamento, dell'asperità del suolo, delle difficoltà d'accesso.
Queste condizioni proibitive hanno alimentato nei secoli, il fiorire di numerose leggende misteriose, legate ad esempio alla presenza di fantasmi nell'isola che ne impedirebbero la sopravvivenza degli uomini o di questo luogo come rifugio dei tesori dei pirati saraceni. Nell'isola si svolgono alcuni importanti passaggi del celebre romanzo (da cui sono stati tratti numerosi film) Il Conte di Montecristo dello scrittore francese Alexandre Dumas. In particolare il protagonista vi trova il leggendario tesoro.

CRYSTAL Hotel&Residence Le Spiagge Ghiaie 57037 PORTOFERRAIO Isola d'Elba (LI) Tel. 0565.917971-915710 Fax 0565.916864 - EMAIL
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